Blind - Capitolo VI


Capitolo 6

Psychology.

 

«Cosa provi?»

Tipica domanda da strizzacervelli. Cosa provi.

Ma sono stupidi o fanno finta? Cosa vogliono che si provi?

«Niente. Niente di particolare.»

«Questo non può essere vero, Bill. Capisci?»

Altra caratteristica degli psicologi: ripetono mille volte il tuo nome, come a sottolineare che se lo ricordano addirittura, che sei importante.

Fottiti, sono sempre stato importante: c’è chi si toglierebbe la vita per passare due minuti scarsi con me.

Io sono l’importanza fatta a persona, sono Bill Kaulitz, per Dio!

«Cosa vuole che le dica?»

«Dimmi cosa provi Bill, cosa provi. Usa parole tue, Bill. Lascia che i pensieri diventino parole… è facile, Bill

«Ok, dottoressa, ci provo. È facile, no, dottoressa? Basta lasciare che i pensieri fluttuino, che si cristallizzino in lettere, dottoressa, in disegni che poi diventano suoni. Basta lasciare che ciò che sono venga catturato in un qualcosa di statico ma al contempo maneggiabile e temporaneo come le parole, dottoressa, come il suono della mia voce. Che altro valore avranno mai, in fondo, i miei pensieri? Sono solo monologhi con me stesso, sono solo sensazioni, sono solo ciò che provo. D’altra parte, dottoressa, si dice “un penny per i tuoi pensieri”, no? non possono valere più di così, i pensieri. Li svendiamo, i pensieri, dottoressa, tutti i giorni. Li regaliamo, come quando scriviamo una canzone e la cediamo ad altri per dodici euro al cd, come quando un artista vende i suoi quadri sul lungomare a dieci euro al pezzo. È normale. Gettiamo via i nostri pensieri da quando nasciamo, trasformandoli i parole e figure. Ha ragione, dottoressa, è facile. Ora ci provo: Ha presente quando nuoti, al mare, al largo… non si vede il fondale. L’acqua è scura. Non importa che tu sappia che là sotto non c’è niente che possa farti del male: tu non vedi cosa c’è sotto, se anche avessi la certezza che ci sono solo sassi e sabbia, il dubbio che uno squalo possa staccarti una gamba con un morso ti resterebbe sempre cucito addosso come un vestito. Ciò che non vedi ti spaventa molto più di ciò che vedi. Il buio, dottoressa, il buio è il mio primo pensiero. Un penny dottoressa, prego.»

 

 

Torno da Tom, traballando sulle gambe. Mi ha sfinito, questa semplice ora di conversazione. Mi ha svuotato di energie come si svuota un limone del proprio succo. Mi ha svuotato di ogni pensiero, chiedendomi di renderlo pubblico.

Ma alla fine, alla fine ho vinto io.

Perché quello che ho dentro è troppo oscuro e nascosto per costringermi a svelarlo del tutto.

Non immagini nemmeno cosa ho dentro, penso, mentre Tom mi sfiora un braccio come per congratularsi con me dello sforzo appena compiuto.

«Sono molto fiero di quel che hai fatto. Per il gruppo e… bhe per te stesso.»

C’è un filo di imbarazzo nella sua voce, quel tanto che basta per tradire la sua immaturità, a discapito della forza con cui sta affrontando questa situazione.

«Voglio un caffè.» sbotto, scostandomi dal contatto con lui.

Come per magia, un caffè, di quelli nei bicchierini di plastica, si materializza tra le mie mani.

Mi chiedo fino a che punto sarò costretto a spingermi per poter tirare avanti con la stessa dignità e la stessa celebrità di prima. Mi verrà chiesto di fingere di vedere? Lo farò. Mi verrà chiesto di fingermi sofferente e bisognoso? Lo farò. Non mi importa più di nulla. Rivoglio la mia vecchia vita, rivoglio il mio successo, rivoglio la mia faccia sulle copertine di tutte le riviste del mondo.

«Ora che hai cominciato un percorso con lo psicoterapeuta» inizia Gustav, in macchina sulla strada verso casa, «Jost ci darà il via libera per ricominciare a produrre… dovremmo pensare al terzo album… o per lo meno, iniziare a scrivere un paio di singoli nuovi mentre riorganizziamo il tutto… non sarà mai del tutto uguale a prima, ma non è detto che debba essere drammaticamente differente.»

Il tono di voce che sceglie è spensierato, quasi entusiasta della nuova occasione che ci viene regalata.

«Non me ne frega una minchia di quello che dice Jost. Abbiamo già delle canzoni nuove, le abbiamo scritte ancora prima di pubblicare Zimmer… aveva detto che avremmo potuto usarle in seguito… bhe questo è ciò che io chiamo “seguito”, quindi sarà meglio che mi lasci fare, almeno per una volta…»

Cera quella canzone, quella canzone bellissima. È ancora lì, nel cassetto di camera mia.

La sento scivolare nelle mie terminazioni nervose, smuovere con delicatezza la libidine in fondo al mio cervello. È ora di liberarla, di lasciarla librare tra le note più alte che io possa raggiungere anche solo sfiorando un microfono con la punta delle dita. In quel delicato gracchiare della mia anima crudele appena rinata dalle proprie ceneri.

«Meglio se ne parliamo, prima di arrivare alla riunione di domani… se no sappiamo tutti come va a finire.»

«Ha ragione Tom, dobbiamo essere preparati per domani.»

«Non saprei… quel che diremo non avrà così tanto peso Gus. Va a finire che loro sanno già quel che vogliono fare, non dipende solo da noi.»

«Ok, però devi ammettere che eravamo più piccoli e meno indipendenti dal punto di vista discografico.»

Parole parole parole. Li lascio parlare, mi accascio nel sedile posteriore e chiudo le orecchie.

Posso solo provare ad estraniarmi dal loro morboso interesse nei confronti del nostro futuro.

Non capisco questa preoccupazione, non comprendo questo accanirsi su insignificanti dettagli discografici.

Io non sono dubbioso. Io sono sicuro di farcela, non ci sono nemmeno dubbi.

«Tom, a che ora è l’appuntamento di domani?»

«Verso le due del pomeriggio, perché?»

Intuisco dal borbottio ansioso di Georg che temono che io voglia annullarlo o posticiparlo. Infedeli.

«Nulla, stavo considerando che è abbastanza sul tardi e che potrò dormire tanto domani. Penso che starò sveglio stasera.»

Piego leggermente le labbra in una smorfia spiacevole.

La macchina si ferma con dolcezza, accostandosi al marciapiede davanti a casa nostra. Scendiamo uno dopo l’altro e percorriamo il vialetto senza dire nulla. Interrompo il silenzio con una richiesta innovativa.

«Tom, hai ancora il numero di quelle tipe del night club?»

Lui risponde un po’ stupito: «Credo di si… si… quali delle tante?»

«è indifferente. Portami un paio di quelle troie a casa, stasera. Vi aspetto alzato.»

Ri-crolliamo rovinosamente nel silenzio.

Portamele. Portami un po’ di oblio e di sollievo dalla pulsione sessuale. Portami la voglia di dominare qualcuno, almeno una volta, almeno una volta ancora. Perché so già cosa mi attende. So già che, a partire da domani, dovrò venir sodomizzato per il resto della mia vita artistica.

Per un ultima volta, voglio essere ancora io a metterlo nel culo a qualcuno.

La mia ultima notte da Bill Kaulitz.

 

 

Mi abbandono, sfinito, sul letto.

La ragazza, ancora ansimante e dolorante, attende per qualche secondo una mia richiesta. Non ricevendone, decide di darsela a gambe.

Francamente, non mi interessa.

Ho sempre ripudiato il contatto fisico, persino quello sessuale. L’ho sfruttata, l’ho sottomessa, l’ho distrutta. Le ho impedito anche solo di sfiorarmi.

E questa fottuta irrazionale ansia, protagonista travestita da comparsa, passante casualmente permanente.

Cicatrizzati mio eroe. Panico. Così devastante ed organizzato, prevedibile nella sua potenza.

Quel pensiero fisso che mi tormenta, questa previsione di catastrofe imminente che solo il buio sa potarmi.

E forse scopare serve solo a svuotarsi di quest’ultima aspettativa. E cercare una promessa in quelle urla di dolore. E sapere che chi stringi forte per i fianchi non finge, perché tu non saresti comunque in grado di apprezzare visivamente i suoi sforzi.

 

 

Giunge l’alba scura di questa giornata tanto attesa.

Ancora non lo so.

Giunge il mezzogiorno di sangue dell’anima mia.

Senza aspettare che arrivi Gustav ad impormi di farlo, costringo le membra a sollevarsi ed affrontare l’aria gelida della paura.

Da domani dovremmo ricominciare a registrare. Scendo in cucina.

Tra solo tre ore abbiamo l’appuntamento e devo ancora iniziare a vestirmi. Tosto una fetta di pane e ci spalmo della marmellata.

Sono settimane che non canto nemmeno una nota. Getto il panino senza nemmeno toccarlo.

Stop. Rewind. Play.

Che film strano, la mia vita.

Odore d’aria pulita.

Il mio profumo copre a stento la puzza di stantio che, nonostante tutto, ancora non riesco ad allontanare da me.

C’è odore d’aria pulita.

Ammazza i miei polmoni.

Ammazzo i miei polmoni.

«Bill butta via quella roba!»

«Ma che buttarla! Dalla a me…»

«Taci Tom, ha ragione lui… non dovrebbe fumare.»

Assaporo la BlackDevil che rigiro distrattamente tra due dita. Sovrappensiero l’ho accesa, dopo tanto tempo, dopo aver quasi scordato importanza di questa mia vecchia dipendenza. È così passata in secondo piano… così… dimenticata.

Un altro tiro. Ma chi siete voi? Chi siete voi per darmi ordini o consigli?

Sento dentro un grande vuoto interpretativo, una grande carenza di consistenza.

Datemi qualcosa da fare, qualcuno da interpretare, una vita da vivere. Ridatemi qualcosa, ridatemi ciò che è mio, ridatemi qualcosa da essere.

«Vogliamo muoverci?» ringhio, salendo in macchina per la prima volta da settimane.

Cala il silenzio, getto il mozzicone dal finestrino.

Sfrigola sull’asfalto umido e si spegne come si spegne ogni mia profonda certezza.

Arriviamo da Jost giusto in tempo, come nella scena che ho sognato stanotte.

Precisa, molto precisa.

Giusto in tempo.

Per assistere.

Alla parola fine.

 

 

« by RedSam ~ commenti (2) °

martedì, 27 gennaio 2009 alle 16:56

About Me

Benvenuto/a nel Blog di RedSam! Qui posto regolarmente le mie fanfiction riguardanti i Tokio Hotel.
Giu| 17 anni| Bologna| kikitrack@gmail.com| NO MSN
Nella sezione "Links" troverete tutti i miei vari accounts n_n

Du Wirst Fur Mich...
...Immer Heilig Sein.

Poche Regole

»Se leggi le mie Fanfiction lasciami un commento ^_^;
»Non usare linguaggio offensivo nei confronti degli altri utenti;
»Accetto critiche anche molto negative, ma solo se scritte in italiano corretto e fondate;
»Non spammate né in tag né nei commenti;
»Se avete consigli su quel che scrivo, sulla grafica o su qualsiasi altra cosa, lasciate un commento;




Ich L i e b e…

♥Deutsch
♥Hot chocolate
♥Ice cream
♥Heart shaped glasses
♥Sweets
♥Traveling
♥Sushi dipendence
♥Vintage stores&shoes
♥American cupcakes
♥Late nights parties
♥American t.shirts
♥Decadent music
♥Friends and chinese food
♥Compulsive shopping
♥Sashimi
♥Writing thoughts
♥Lovelovelove
♥Late nights fever
♥Singing stupid songs
♥Hot voyage tea
♥Japanese & american fashion
♥Hollywood life
♥Fake eyelashes
♥Futuristic technology
♥Saki
♥Mineral water
♥Fresh fruit
♥Sweden cities and Danemark
♥Germany, in my heart
♥Lui.

Ich H a s s e…

†Ipocriti
†Amare troppo
†Superficiali
†Truzzi
†Oche
†IlNonSaperOdiare
†Illudermi
†Chi non sa ascoltare
†Chi non vuole capire
†Chi non sa divertirsi
†I pregiudizi
Lui

Music

La musica che Amo
???

W i s h l i s t

FF Online

Ecco una lista delle mie FF online su questo blog. In seguito ne verranno aggiunte altre attualmente online su altri domini.

»Tom Kaulitz Von Mystified {Completa}
»Gli Occhi Dell'Infanzia {One Shot}
»Not Real {Completa}
»Nevica Febbre {One Shot}
»Blind {Completa}

Commenti Recenti

RedSam in Blind - Ultimo, Capi...
utente anonimo in Blind - Ultimo, Capi...

Categorie

bill kaulitz
blind
fanfiction
gemelli kaulitz
georg listing
gustav shafer
info & iniziative
nevica febbre
not real
one shot
puppetmastaz crew
tokio hotel
tom kaulitz
tom kaulitz von mystified

Archivio

oggi
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
agosto 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008

Links.


Dove trovarmi:
;Netlog
;EFP
;MySpace
;Facebook



<3

Sucker love is heaven sent
You pucker up, our passion's spent
My hearts a tart, your body's rent
My body's broken, yours is spent
Carve your name INTO my arm

Stats&Credits.

Se passi, lascia un commento; inoltre puoi commentare la grafica CliccandoQuì;

*loading* utenti hanno visitato il mio blog: Danke shoen!
Template © ~ G i u .;
Template distribuito esclusivamente su Taiwan Graphix