
Capitolo 2
Fear Of The Dark
Paura.
Provo solo paura.
Il corpo caldo accanto a me lo sento appena: sembra tutto così fottutamente irreale.
So di essere nel mio letto, con Tom steso accanto a me. Riconoscerei il suo odore anche se fossi in fin di vita.
Lo sono?
Non posso dormire perché ho paura e la paura, si sa, è il peggior nemico dell’uomo.
Ho persino il terrore di rigirami sotto le coperte: sento che potrei cadere nel baratro alla mia sinistra e che non potrei fare nulla per impedirlo.
Non so nemmeno più se ho gli occhi chiusi o aperti, se respiro davvero o se so solo immaginando tutto.
Adesso trattengo il fiato e aspetto.
Magari il cuore smetterà di battere! Speriamo…
Oppure… se aspetto abbastanza l’angoscia svanirà…
Una strana melodia, un pianoforte che suona.
Diventa sempre più forte, più potente. Mi fa male, oddio. Chi sta suonando così bene?
«Tom…» sussurro «Tom!»
«Mmm»
Quanto si vede che siamo gemelli…
«Tom... la senti anche tu questa musica?»
«Ma… no… non sento niente.»
Riconosco chiaramente che la sua voce impastata dal sonno: la musica è cessata.
E io ri-sprofondo nel nero della mia notte eterna.
E di nuovo provo paura.
…
La mattina è strana: ti aspetti di aprire gli occhi e di venire accecato dalla luce del sole.
Invece c’è solo altro buio.
«Bill… tutto ok?»
«No.»
«So che è dura ma…»
«No.»
Lo sento sospirare piano.
Una lacrima mi scava nella pelle. Dal dolore che provo forse piango sangue.
Tom mi abbraccia, ma il caldo che sento non è più caldo. Ora è quasi un bruciore fastidioso, vorrei solo che se andasse… che mi lasciasse qui da solo.
Perché il piano ha smesso di suonare?
…
Succede spesso al genere umano di scoprire un qualcosa che ci stupisce, nonostante ormai lo credessimo impossibile.
A me però non succede mai.
Cosa dovrebbe stupirmi della vita?
Me lo sto giusto chiedendo, quando una voce femminile mi raggiunge alle spalle.
«Bill...»
Non rispondo, non so più da quanto non parlo… forse ore, forse giorni.
È come se non avessi più la voce… la mia voce.
«Bill… tra poco hai l’incontro con i manager. Forse… dovresti prepararti.»
Vorrei girarmi e gridarle dietro che l’incontro con i manager potrebbe tranquillamente metterselo in culo, che non me ne frega niente di quello che hanno da dire quei tizi, che Jost non cambierà le cose.
Tuttavia mi trattengo, massaggiandomi le tempie con una mano. Lei non ha colpa.
«Ascolta… se vuoi posso dire che stai male... inventare una scusa…»
Mi sorprendo di quello che sento. Come mai questa ragazza non mi fa la predica come tutti?
La sento sospirare e muoversi leggera fino alla porta. Ma non se ne va, no… anche se probabilmente crede che io non me ne sia accorto, lei è lì, appoggiata allo stipite: la sento respirare, mi sembra quasi di poter ascoltare i suoi occhi lucidi. Sento il suo sguardo accarezzarmi la nuca.
…
Siedo qui, intorno a me il buio s’è fatto affollato di voci e ansiti e pelle sudata.
«è una situazione difficile…» «Bisogna pensare a tutto in fretta!» «Avete parlato con questo…?» «Avete pensato a quello…?» «E le conseguenze!»
Non capisco nulla... troppi discorsi e troppe facce che conosco ma non posso vedere.
Cerco tra tutti quei suoni la voce di mio fratello… ma non c’è… lui sta in silenzio, seduto a pochi metri da me. Nemmeno lui sa cosa dire.
Batto nervoso il piede contro la gamba della sedia. Non ce la faccio più!
«Merda!»
Nessuno mi ascolta.
«MERDA!»
Improvvisamente tutto si fa silenzioso, fatta eccezione per il mio piede che perseguita a tamburellare.
«Voglio solo sapere… ditemi qualcosa cazzo… A ME!! Sono… cieco… non sordo.»
Qualcuno si schiarisce imbarazzato la voce, mentre una mano da sotto il tavolo si poggia sul mio ginocchio destro. Tom? O chi altri?
«Bill, Tokio Hotel… abbiamo preso in questi giorni una decisione: ci sembra opportuno evitare qualsiasi comunicato stampa e apparizione pubblica. Per un po’ almeno. Finché non si sarà trovata una strategia... ehm…soluzione.»
Non mi sfugge quell’esitazione… nemmeno un po’. È finita?
«Quindi?» È Gustav a parlare ora, nemmeno a lui David è riuscito a darla a bere. «Che futuro abbiamo? Se volete solo tenerci buoni, noi…»
Jost si affretta a ribattere, a mio parere enfatizzando troppo su alcune parti del discorso. «No no NO assolutamente no… avrete due settimane di vacanza, lontano da paparazzi e da tutto. Dobbiamo tenere segreta la… “situazione” di Bill… almeno per un po’.»
Parlano di me come si parla di un fantasma, di un morto. Ma io sono ancora qui.
…
Sento morbido sotto le suole delle scarpe… non c’è dubbio che mi trovo su un prato.
«Bill ora ascolta la mia voce, solo quella. Vieni verso di me.»
Cerco di costringere una gamba a muoversi, ma non ce la faccio. Ho paura di cadere…
«Bill…»
«No…»
«Bill devi provare.»
«No, non ce la faccio.»
Una mano dalle unghie curate cerca la mia.
«Abbi fiducia in me, Bill.»
«Come faccio se non ti conosco? Dov’è Tom?»
«Avresti meno paura se al posto mio ci fosse tuo fratello?»
Sento che dovrei rispondere una qualsiasi cosa e far terminare qui la faccenda… e invece:
«…No.»
«Questo perché non è me che non conosci… ma te stesso.»
«Ma cosa vuoi da me?»
Ma cosa vuoi…?
Ma cosa vuoi…
Ma cosa…
…
Mi alzo di scatto a sedere. Una mano passa automaticamente sulla fronte: sento il sudore freddo e appiccicoso del sogno.
Vorrei smetterla di sognare questa voce, vorrei smetterla di sognare queste mani.
Tento di scacciare la confusione e il senso di vuoto, ma non riuscendoci faccio scorrere le gambe sul materasso e getto i piedi verso il pavimento, alzandomi.
Non realizzo subito.
Ma quando lo faccio: Oddio, non ho avuto paura.
No, nessuna paura di scendere dal letto, nessuna paura del buio.
Sorrido e penso alla ragazza del sogno.
Chiunque tu sia, mi stai aiutando.
« by RedSam ~ commenti (5) °
domenica, 30 novembre 2008 alle 12:39
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Benvenuto/a nel Blog di RedSam! Qui posto regolarmente le mie fanfiction riguardanti i Tokio Hotel.
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